Biomeccanica e osteopatia: Una collaborazione vincente

Il biomeccanico, la figura piú richiesta del ciclismo moderno, e l’osteopata, una professione sempre piú vicina all’atleta.

Il biomeccanico e l’osteopata sono diventati i migliori amici dei ciclisti professionisti e non. Il primo favorisce una migliore prestazione, il secondo aiuta a diminuire e evitare infortuni muscolo – scheletrici. 

É ormai diventato superfluo parlare dell’importanza di una corretta posizione in bicicletta, molti articoli sono giá stati scritti e in rete si trovano molte guide utili che ne spiegano il motivo. 

É invece fondamentale saper riconoscere un buon biomeccanico. Ebbene sí, nonostante il continuo sviluppo della tecnologia che sempre piú ci aiuta, l’occhio umano ma soprattutto la conoscenza riveste un ruolo fondamentale in una visita biomeccanica. Quando ci troviamo sul rullo “intelligente “ esso ci dice i vari valori di potenza ottimali in base alla posizione che abbiamo in sella ma spetta poi al biomeccanico capire quale possa essere il giusto compromesso tra prestazione e comfort sulla nostra bici. 

Negli ultimi 10 anni la tecnologia e la scienza ha permesso alle varie marche di biciclette di modificare le geometrie dei telai in modo da favorire aerodinamica e prestazione. D’altro canto anche gli infortuni sono aumentati, per gli amatori perchè non hanno le giuste attenzioni dal punto di vista di preparazione fisica e una posizione in bici non specifica, affidandosi spesso ad un auto – posizionamento con metodi ormai superati come il filo a piombo, e i professionisti, con un alto volume di allenamento , anche un piccolo errore posturale porta ad infortuni importanti.

A pari passo la figura dell’osteopata é entrata nel ciclismo professionistico prima e amatoriale poi, poiché l’incidenza di dolori, infortuni muscolari e dolori articolari sono aumentati sensibimlente.

Questo perché assieme alle geometrie delle biciclette rese piú aggressive, anche il posizionamento biomeccanico si é adattato sapendo sfruttare al meglio il mezzo e le qualitá dei materiali.

Purtroppo, una posizione piú aggressiva sulla nostra bicicletta favorisce uno stress fisico maggiore. 

Una posizione aerodinamica, per via del manubrio mediamente piú basso rispetto al passato, il tubo piú orizzontale, vanno a sovraccaricare spesso schiena, ginocchia, collo e braccia.

La bravura di un biomeccanico, anche sulla base della mia esperienza ciclistica come atleta, é saper trovare un giusto compromesso tra prestazione e comfort in sella alla bici. Saper sprigionare numeri di Watt importanti ma avere male al collo o ginocchia dopo una o due ore di bici va ad inficiare la prestazione complessiva e significa che la nostra posizione sulla bici non é corretta. 

La competenza e conoscenza della materia riveste quindi un ruolo fondamentale. Sapere riconoscere i range di gradi di movimento di una articolazione all’interno di una catena cinematica chiusa come nella pedalata, aiuta a risolvere o piú importante, evitare l’insorgenza di dolori e fastidi.

Sarebbe una buna regola che il biomeccanico fosse affiancato da una figura come un fisioterapista o osteopata, valutare la persona non solo in sella ma soprattutto valutarla in ortostatismo e capire come essa scarica il proprio peso corporeo a terra, e valutare la schiena in toto, gli arti inferiori come le articolazioni delle anche, ginocchia, caviglie e piedi sarebbe fondamentale. Un semplice esempio per far capire meglio il motivo é il seguente:

A seguito di una distorsione di caviglia, o semplicemente una ipo mobilitá della caviglia, se non trattata e valutata, puó modificare tutta la catena cinetica e statica dal piede fino alla modificazione della posizione nello spazio della testa. Questo comporta un carico disallineato su tutte le articolazioni dal ginocchio, anca, bacino e schiena. Se procedessimo con il posizionamento biomeccanico in queste condizioni, quasi sicuramente la persona non sarebbe mai totalmente soddisfatta della posizione applicata alla bici, ma la colpa non puó essere del biomeccanico che ha rispettato geometrie, angoli e misure bensí della persona che non ha curato quella distorsione o ridotta mobilitá articolare della caviglia che ha portato ció che noi professionisti chiamiamo compensi posturali. É per questo motivo che un centro di biomeccanica dovrebbe collaborare con un osteopata o fisioterapista. Queste figure indagano come il corpo della persona sta lavorando, nel caso in cui si trova un blocco articolare, lo tolgonono o lo migliorano attraverso manipolazioni e soprattutto attraverso esercizi terapeutici specifici

Se questo tipo di approccio fosse adottato prima di procedere alla visita biomeccanica il risultato finale sarebbe molto piú soddisfacente. Ponendo al centro il benessere della persona, e non la bici.

 Un approccio multi-disciplinare é la chiave per trovare una posizione magari piú aerodinamica, prestante in termini di Watt e soprattutto piú comoda. 

L’appassionato di bici dovrebbe cominciare a capire che la prestazione senza il benessere del corpo é praticamente nulla, ed una passione svanisce ben presto se questa comporta sforzi, dolori e discomfort. Capire che é importante “riequilibrare“ il proprio corpo prima di una visita biomeccanica diventa fondamentale sia per la persona sia per il biomeccanico garantendo una maggiore efficacia e una maggiore possibilitá di soddisfare le richieste del cliente. 

Leonardo Moggio 

Osteopata, massoterapista, istruttore di ginnastica posturale, oltre ad avere il mio studio a Strigno ( 38059 ), ho collaborato con diverse squadre ciclistiche professionistiche come Qhubeka, Bora Hansgrohe e ora con il team Vincenzo Nibali e Duglas Ryder Q36.5 pro cyclling team.

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